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Economia lineare vs economia circolare: da Adam Smith a Greta Thunberg

04-03-2022
10:50 11:10
GECO Green Education

Area tematica: Economia circolare

Economia lineare vs economia circolare: da Adam Smith a Greta Thunberg

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L’economia di mercato ha una sua forza: al suo interno, imprese e consumatori, domanda e offerta si coordinano senza bisogno di alcun intervento esterno. Ciò avviene a livello di economia nazionale, ma anche su scala più ampia, nell’ambito della globalizzazione. A partire dall’economista scozzese Adam Smith, che per primo lo ha teorizzato, schiere e generazioni di economisti si sono impegnati a spiegare come funzioni il mercato, la famosa mano invisibile, e i vantaggi in termini di benessere e di crescita che esso può portare. (Anche se va detto che le nostre economie non sono economie di mercato “pure”, ma “miste”, con una rilevante presenza dello Stato e del settore pubblico: in Italia, la spesa pubblica è attualmente superiore al 40 per cento del Pil, addirittura al 50 per cento in tempi di pandemia).

Da oltre mezzo secolo, è in corso una riflessione sulla necessità di ampliare la visione dell’economia di mercato. Le attività di produzione, commercio, distribuzione del reddito, consumo e così via avvengono all’interno dell’ambiente naturale e interagiscono fortemente con esso. Nuovi modelli (Club di Roma, I limiti dello sviluppo, 1970; Ayres e Kneese, 1969) pongono l’esigenza di considerare le molteplici interazioni esistenti tra economia e ambiente: assorbimento di risorse, rinnovabili e non rinnovabili, produzione di rifiuti e inquinamento da parte del settore produttivo e della distribuzione commerciale, ma anche da parte dei consumatori, ecc. Vi sono, quindi, effetti ex ante (ossia a monte delle attività produttive e di consumo), durante lo svolgimento di tali attività, ed ex post, ossia a posteriori. L’analisi economica degli ultimi decenni mostra che la quantità di rifiuti generata da un sistema economico è pari alla quantità di risorse naturali che esso assorbe dall’ambiente (applicazione del Primo principio della Termodinamica all’Economia dell’ambiente).

L’analisi del rapporto tra economia e ambiente spinge anche alla considerazione di altre dimensioni da inserire nel modello di analisi, come quelle degli effetti nel tempo, soprattutto nel medio e lungo periodo, dell’attività economica sull’ambiente. Le questioni principali sono quelle dei limiti dello sviluppo (esaurimento delle risorse naturali; impatto dei rifiuti e dell’inquinamento sull’ambiente; evoluzione demografica) e della sostenibilità, ossia degli effetti che i comportamenti di una generazione hanno sul benessere e sulle opportunità delle generazioni future. Il tutto in quadro di incertezza, date le limitate conoscenze di cui disponiamo sui fenomeni economici e naturali, e di irreversibilità che caratterizza molti dei cambiamenti provocati nell’ambiente. Sono queste le problematiche a cui hanno dato voce, negli ultimi tempi, e con sempre maggior forza, figure come quella della giovane Greta Thunberg.

L’allargamento del modello di analisi dal semplice schema economico imprese-consumatori-mercati ad un modello integrato che considera le attività economiche inserite nel contesto naturale, e per di più in un’ottica temporale e dinamica, pone sfide incredibili agli studiosi, ai governanti e a tutti i soggetti sociali, a qualunque livello. Le principali sono quelle di procedere a una revisione dei metodi di produzione, di consumo e di organizzazione sociale che tenga conto non soltanto dei criteri del benessere individuale e del profitto, ma degli effetti esterni sull’ambiente naturale, dell’agire umano. In un’ottica di lungo periodo, è necessario individuare un sentiero, un path, di crescita e di sviluppo sostenibile che permetta di soddisfare sempre di più i bisogni degli esseri umani, soprattutto di quelli più deboli (la sostenibilità sociale), tenendo al contempo presente l’interazione con l’ambiente. Ciò conduce, inevitabilmente, a una ridefinizione profonda e radicale del modo di produrre, di effettuare i commerci a livello nazionale e internazionale, di consumare, in pratica, di vivere.

Sfide non semplici, ma sicuramente avvincenti, anche per il nuovo e maggiore livello di consapevolezza a cui vengono chiamati gli individui, le imprese, gli Stati e la comunità internazionale.

 

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