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Lo spreco alimentare esiste ed è fra noi

Pensavamo di esser stati bravi con lo spreco alimentare. Eppure una nuova ricerca ha scombussolato i piani: tra il 2000 e il 2017, l’Italia è stato il paese più sprecone d’Europa. Dal latte ancora galleggiante nel pentolino, ai ciuffi delle carote inspiegabilmente buttati nella pattumiera, ai limoni ammuffiti perché dimenticati in un angolo del frigo.

Eppure, le soluzioni esistono. Lo spreco di cibo va combattuto su tutti i fronti, dall’organizzazione della spesa al recupero degli avanzi.

 

ABC: cos’è lo spreco di cibo

Già qui, le acque si dividono. Dobbiamo distinguere il food waste dal food loss.

Con food loss “si riferisce a qualsiasi alimento che viene scartato, incenerito o altrimenti smaltito lungo la filiera alimentare escluso il livello della vendita al dettaglio”. Ovvero il cibo che viene sprecato prima di arrivare nelle nostre mani (o in quelle di rivenditori di alimenti o dei ristoranti).

Il food waste è invece lo spreco di cibo nell’ultima fase della filiera. Si tratta di cibo che viene scartato perché non conforme per forma, dimensione e colore dagli standard. Oppure di prodotti alimentari che si avvicinano alla data di scadenza o che rimangono inutilizzati (e dunque buttati) nelle cucine domestiche e nei ristoranti.

Ciò che noi consumatori possiamo migliorare è il food waste, lo spreco alimentare che possiamo evitare nelle nostre case.

 

Perché è così importante non sprecare cibo?

Beh, innanzitutto per etica: quante volte le vostre nonne vi avranno detto “mangia tutto quello che c’è nel piatto che noi ce lo sognavamo un pasto così”. Oppure: “Ai miei tempi, non si buttava niente: dal pane vecchio alla zuppa, dalla zuppa inacidita al mangime per gli animali”. In ogni caso, non importa tornare indietro ai tempi di guerra per detestare lo spreco di cibo. Basta pensare a quanto un consumo alimentare sfrenato ci abbia fatto dimenticare che in alcuni paesi si muore di fame (un cliché dite? Forse, ma in questo caso lo terrei).

Se non vi interessa l’aspetto etico e siete persone di scienza, ecco un dato che fa per voi: lo spreco alimentare è responsabile del 6% delle emissioni globali di gas serra. Partiamo dall’inizio però: l’intera produzione globale di cibo rappresenta un quarto delle emissioni globali. Ci siete? Bene. Ora immaginate che tutto l’uso di terra, acqua, energia e fertilizzanti per quella produzione globale venga vanificato, buttato letteralmente nella spazzatura. Finale: per produrre il cibo che buttiamo esistono dei costi ambientali che non vediamo, ma che hanno impattato sull’ambiente. Voglio azzardare (anche se non l’ho fatto solo io): se inserissimo lo spreco di cibo nel contesto delle emissioni nazionali, il sig. Spreco sarebbe il terzo “paese” produttore mondiale di emissioni (dopo Cina e Stati Uniti).

 

Le soluzioni contro lo spreco alimentare? Esistono

  • All’acquisto

Lasciate perdere il 3x2, “il prendi 5 paghi 4”, “se compri il primo il secondo è gratis”. Se non è ben pianificata, la spesa può divetare spreco a priori. Quindi: fate la lista della spesa prima di uscire di casa, puntate sulla stagionalità e sulla filiera corta e imparate la differenza tra “consumare entro” e “consumare preferibilmente entro”. “Consumare entro” significa che dopo quella data, il prodotto non può essere consumato. Il “preferibilmente” si riferisce invece alla qualità: il cibo potrà essere consumato anche dopo la data in etichetta, ma il sapore o la consistenza potrebbero non essere più ottimali. Aggiungo sempre, come opinione personalissima: guardate, annusate e assaggiate.

 

  • In frigorifero

La mossa da seguire per atterrare lo spreco alimentare si chiama FIFO – First In First Out. No, non è Kung Fu, ma un modo per finire prima i cibi comprati per primi. Detta semplice: il primo prodotto ad entrare nel frigo sarà il primo ad uscire per essere mangiato. Parlando di frigo, ecco un altro semplicissimo consiglio per organizzare il frigo in modo da non sprecare assolutamente niente: mettere davanti le cose in scadenza, così da ricordarci che esistono, e lasciare indietro le altre. Anche un post it con su scritto “mangiami” potrebbe essere efficacie (ma solo se vivete sulle nuvole).

Inoltre, ricordiamoci sempre come disporre gli alimenti. Ebbene sì, nel frigo come al cinema, ci sono posti migliori e posti peggiori. Il frigo presenta diverse fasce di temperatura e di solito, il posizionamento dei prodotti segue queste regole:

  1. nei cassetti in basso: frutta e verdura crude.
  2. nel ripiano appena sopra (il più freddo): i cibi che richiedono il freddo, come il pesce.
  3. negli altri ripiani: via libera a cibi cotti, latticini e marmellate.
  4. nello sportello: alimenti che non hanno bisogno di grande refrigerazione, come i sottoli, i sottaceti, il kombucha.

 

  • Al ristorante

La doggy bag. Chiedetela. Sempre. Non fatevi prendere dall’imbarazzo: la scelta di portare a casa il cibo che non riusciamo a finire (e che andrà di sicuro della spazzatura) è un nobile gesto. Nessuna vergogna.

 

  • Le ricette

Perché non attingiamo alle ricette #nofoodwaste della tradizione italiana? La ribollita toscana, i canederli, la frittata di pasta napoletana, le pallotte cacio e ova... E perché no, possiamo preparare ottime ricette anti spreco copiando alcune hit del momento: il banana bread (per usare le banane iper mature, quelle nere per intenderci) o le chips di bucce di patate. Dovete pesarla così: tutto ciò che non ammazza, ingrassa.

Prendete poi due sane abitudini. Prima, trasformate il pane vecchio in pan grattato con un semplice robot da cucina. Seconda, usate tutto delle verdure: dai ciuffi delle carote (ottimi per un pesto vegetale), ai gambi e foglie dei broccoli, alla buccia della zucca. Everything.

 

  • Le realtà virtuose (alcune)

Ne esistono moltissime, in tutta Italia: associazioni di recupero e redistribuzione di cibo, educazione infantile #NoSpreco o food sharing.

  1. Come Avanzi di popolo, un progetto pugliese contro lo spreco di cibo che recupera il cibo invenduto, sensibilizza il pubblico e ha testato per la prima volta in Puglia il foodsharing tramite una piattaforma web.
  2. Oppure Ricibo, la rete genovese nata del 2012 che coinvolge molte associazioni cittadine con l’obiettivo di rispondere concretamente alla povertà alimentare e allo spreco di cibo.
  3. E per finire Conserve, il laboratorio in provincia di Lucca che riduce lo spreco alimentare valorizzando allo stesso tempo il cibo di filiera corta, trasformando frutta e verdura scartata in conserve dolci e salate.

 

Per tutte le volte che abbiamo lasciato marcire un limone

Pentiamoci. Perché a ben vedere, sprecare meno cibo è una delle azioni più semplici per essere più sostenibili. Pensateci: basta solo fare una lista della spesa coscienziosa, cucinare tutte le parti delle verdure, portarsi a casa quel quarto di pizza lasciato. Per abbassare quella fatidica percentuale del 6% (emissioni globali di gas serra dovute allo spreco alimentare), ognuno di noi può fare la sua parte. La ricetta è veloce: mezzo chilo di pazienza, una dose di conoscenza, un pizzico di attenzione.

 

 

Articolo a cura di Silvia Moroni 

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Pubblicato il 11-01-2022

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