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Mobilità condivisa: in Italia è in crescita, lo dice una ricerca

Il tema della mobilità condivisa è diventato particolarmente scottante in questi due anni di pandemia. Da un lato è fondamentale incentivare il modello della condivisione dei mezzi, specialmente quelli elettrici, per ottimizzare il consumo energetico legato alla mobilità e ridurre le emissioni. Dall'altro ci sono le ovvie considerazioni sulla sicurezza che è indispensabile fare in tempi di pandemia e che ci portano sempre meno verso la condivisione e più verso l'utilizzo individuale e privato di mezzi di trasporto e spazi. Questo aveva prodotto un brusco calo nella crescita della mobilità sostenibile nel 2020, che è stato però seguito da una ripresa nel 2021.

Il report della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile: la mobilità condivisa è in crescita

Un recente report della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile ha preso in esame la crescita di questo tipo di mobilità in Italia e ha verificato, nel 2021, un ritorno e un superamento dei valori del 2019 per il bike sharing e per l'uso di e-scooter e un livello molto simile, anche se di poco inferiore, per il car sharing. L'Italia è arrivata un po' in ritardo sulla mobilità condivisa, rispetto agli altri Paesi europei, ma si è rapidamente allineata triplicando la diffusione di questo tipo di mobilità in soli 6 anni, con quasi 160 servizi attivi in ben 49 città e un trend di crescita superiore alla media europea. Al momento si contano circa 5.600.000 iscrizioni, che sono certamente un ottima cifra, ma con un discreto potenziale di crescita. Il pubblico complessivo che, in base ai territori coinvolti, ha accesso a questi servizi è di oltre 15 milioni, contando tutti i servizi esistenti. In molte città italiane, specialmente fra le più piccole, sono presenti solo una o due opzioni di mobilità condivisa. Di fatto, solo le città più internazionali (non necessariamente le più grandi) del Paese hanno a disposizione tutti e quattro i tipi di servizi (ovvero auto, biciclette, scooter e monopattini). Si tratta di Firenze, Milano, Torino e Roma.

Micromobilità: i monopattini elettrici sono i mezzi condivisi più popolari

I mezzi più popolari in Italia, in questo momento, sembrano i monopattini, i cui servizi di sharing hanno visto un aumento delle iscrizioni del 65% nel 2020. In generale, la micromobilità si conferma particolarmente adatta al traffico delle città italiane, con strade spesso strette e intasate di auto e piste ciclabili non sempre sufficienti, ma anche centri storici fatti di vicoli difficili da percorrere in auto. Al momento, il 91% della mobilità condivisa in Italia è costituita da questo tipo di mezzi di trasporto. In media, negli ultimi cinque anni, il peso dei veicoli in condivisione è sceso da 400 a 120 chili, il che indica una crescita considerevole dei piccoli e maneggevoli monopattini e delle biciclette.

A trainare la crescita è il nord Italia, dove ben 26 città hanno almeno un servizio di mobilità condivisa. Segue il sud, 13 e infine il centro con 10. Diversamente da quanto accade in altri Paesi, soprattutto al sud Italia, capita spesso che le città che hanno un solo servizio di mobilità condivisa prediligano gli e-scooter – e d'altra parte le uniche città del sud con più di un servizio sono Palermo e Napoli.

Verso un modello MaaS

L'obiettivo è andare verso un modello di “Mobility as a Service”, ovvero MaaS. Questa modalità di gestione della mobilità prevede che l'utente possa accedere con una sola app a tutti i servizi di cui ha bisogno per progettare il suo percorso, anche se i mezzi che utilizzerà fanno parte di servizi differenti, e pagare in un'unica soluzione in base alla sua esigenza specifica.

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Pubblicato il 01-12-2021

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