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Sfatiamo tre falsi miti sulle energie rinnovabili

Quando si parla di energie rinnovabili, ci si ritrova spesso a dibattere di ambiti molto diversi: da un lato si parla di politiche che ne aiutino la diffusione, che favoriscano l'utilizzo di fonti alternative ai combustibili fossili, dall'altro si parla di tecnologie e fattibilità dei progetti. Entrambi questi aspetti sono molto importanti e nessuno dei due, senza l'altro, può portare a un'implementazione efficace delle energie rinnovabili. Nonostante la popolarità e i prezzi sempre più convenienti di fonti energetiche quali il solare e l'eolico, esistono ancora sacche di scetticismo rispetto al loro utilizzo e, soprattutto, sono ancora diffuse idee sbagliate e luoghi comuni che ne mettono in dubbio l'affidabilità. Di recente, sul sito dell'università di Yale, è comparsa un'analisi che utilizza di dati raccolti dalla Banca Mondiale e da altre importanti is per sfatare alcuni miti sulle rinnovabili.

Le energie rinnovabili non sono affidabili su larga scala

Questo è un tipico caso in cui un falso mito può generarsi perché la verità è controintuitiva. Se pensiamo a una centrale elettrica tradizionale, che produce una quantità prevedibile di elettricità bruciando volumi predeterminati di combustibili fossili, ci risulta facile capire come un sistema del genere possa essere utilizzato per creare e gestire una rete elettrica in grado di soddisfare, in modo pianificato, le necessità di una regione o di una nazione. Se pensiamo alle rinnovabili, pensiamo invece alla mutevolezza del clima, del sole e del vento e l'idea di affidarci a fenomeni sui quali non abbiamo controllo per la soddisfazione delle nostre necessità elettriche ci preoccupa. Per determinare l'affidabilità di un sistema, però, non bisogna contare sulle nostre impressioni e paure, ma sui dati. Se prendiamo in esame l'Europa e nello specifico un Paese come la Germania, che è impegnata nella transizione energetica, scopriamo che la sua fornitura rinnovabile presenta un'affidabilità statisticamente uguale o superiore a quella delle fonti tradizionali. Il cosiddetto SAIDI (System Average Interruption Duration Index), che si utilizza per misurare i problemi nella fornitura (nello specifico la frequenza e la durata delle interruzioni), dimostra che il sistema tedesco, che è alimentato per il 45% da fonti rinnovabili (dati del ministero dell'ambiente tedesco) ha avuto cinque volte meno interruzioni del servizio degli Stati Uniti, che invece usano le rinnovabili solo per il 20% del loro fabbisogno elettrico e, in generale, ha ottenuto risultati migliori dei Paesi europei che dipendono maggiormente da combustibili fossili e nucleare (dati della Banca Mondiale).

I combustibili fossili sono necessari come backup in caso di interruzioni del servizio dovute alle fluttuazioni delle rinnovabili

Anche in questo caso basta rifarsi ai dati per capire che una gestione ottimizzata dell'energia è più efficace di un backup basato sui combustibili fossili, per garantire la continuità della fornitura in caso di fluttuazioni. Il sito Clean Energy Wire, che raccoglie fonti giornalistiche sulla transizione energetica, dimostra come, fin da quando la Germania ha iniziato a ridurre l'impiego di combustibili fossili nel 2010, l'aumento di produzione di energia dovuta alle rinnovabili e le politiche di risparmio energetico hanno creato un disavanzo positivo, riducendo al tempo stesso le emissioni. L'affidabilità del sistema di distribuzione è quindi cresciuto nonostante le fonti “di riserva” siano state ridotte. Un fenomeno simile si è verificato in Giappone, con la chiusura di oltre 40 reattori nucleari dopo l'incidente di Fukushima del 2011. L'intero calo nella fornitura è stato colmato quasi del tutto dalle fonti rinnovabili e dal risparmio energetico, nonostante il Paese non abbia avuto politiche particolarmente eco-friendly.

Non si può contare per tutto l'anno sul solare e sull'eolico, specialmente nei Paesi in cui il sole e il vento non sono elementi dominanti nel clima

Quello che molti ignorano è che le tecnologie di gestione delle centrali elettriche sono già progettate in modo da ottimizzare la gestione dell'energia, prevedendo un consumo non sempre regolare e non mantenendo gli stessi livelli di fornitura costanti 24 ore al giorno. In base alle necessità locali, è possibile accumulare o risparmiare elettricità proprio in vista di momentanee interruzioni della fornitura. Gli stessi accorgimenti si possono applicare alle rinnovabili, in modo perfino più prevedibile, poiché è già possibile sapere in quali stagioni il vento e il sole saranno meno presenti.

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Pubblicato il 12-01-2022

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