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L'albergo diffuso: un nuovo format di accoglienza sostenibile

Avete mai soggiornato in un albergo diffuso? Questo particolare format di accoglienza è venuto alla ribalta nell’ultimo anno, con l’accresciuto interesse per il turismo sostenibile e con le misure di sicurezza dovute alla pandemia, ma in realtà esiste già da quasi mezzo secolo ed è un’invenzione tutta italiana. Improvvisamente un’idea, nata in circostanze difficili e rimasta per anni all’interno di una nicchia di mercato piuttosto piccola, si è rivelata la soluzione perfetta per la nuova crisi e ha aperto all’intera industria dei viaggi una prospettiva nuova, improntata a un rapporto molto più stretto e rispettoso fra il turista e il territorio.    

Che cos’è l’albergo diffuso?

Come suggerisce il nome, per “albergo diffuso” si intendono una serie di strutture dislocate su un certo territorio, solitamente non molto vasto, che funzionano proprio come le diverse parti di un albergo, coordinate a livello centrale senza però essere parte dello stesso edificio. Questo vuol dire che ogni visitatore potrà trovarsi a soggiornare in una casa, una mansarda, uno stabile diverso, godendo di un servizio efficiente come quello alberghiero. L’idea è nata in Friuli, nella zona devastata dal terremoto del’76. Negli anni successivi, infatti, molti borghi si spopolarono, divenendo veri e propri villaggi fantasma, nonostante gli edifici fossero stati salvati. Per evitare la scomparsa di questi piccoli centri, si iniziò a utilizzare le strutture abbandonate in questo modo. Si avviò così un’opera di recupero sia architettonico che culturale, che incontrò l’entusiasmo dei primi turisti “consapevoli”, che amavano immergersi nella realtà dei paesi e nell’unicità delle loro architetture, piuttosto che soggiornare in un normale hotel. L’idea piacque e fu replicata in tutta Italia, salvando molti borghi dallo spopolamento.  

Perché l’albergo diffuso è il format ideale per i viaggi al tempo del Coronavirus?

Una sola cosa manca all’esperienza dell’albergo diffuso rispetto a quella di un tradizionale soggiorno in hotel: gli spazi comuni. Non ci sono, infatti, colazioni in sale affollate, spa alle quali accedono più clienti contemporaneamente o bar dove tutti i clienti si ritrovano la sera. L’elemento aggregativo non è previsto. Per i tempi che stiamo vivendo, questo dettaglio si è rivelato fondamentale. Laddove i normali alberghi hanno dovuto limitare o interdire l’accesso a intere parti della propria struttura, gli alberghi diffusi non hanno dovuto apportare alcun cambiamento, poiché già di per sé organizzati in modo da incoraggiare il godimento dell’esperienza di viaggio a livello principalmente individuale o comunque limitato al gruppo di viaggio.  

Un format flessibile e sostenibile

La sostenibilità è un altro grande vantaggio di questo format turistico. Molto spesso, infatti, prima di avviare un’attività di questo genere, è necessario ristrutturare gli edifici che dovranno esservi destinati. Questa è l’occasione perfetta per mettere in atto scelte sostenibili, riutilizzando materiali già disponibili, con operazioni di upcycling. Se da un lato questo permette di contenere i costi, dall’altro aggiunge fascino e autenticità al soggiorno, andando incontro al gusto del target turistico al quale l’albergo diffuso si rivolge.  

Pubblicato il 30-07-2021

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