Aria più pulita grazie al lockdown: inquinamento ridotto del 40% in primavera

Scritto il 14 Ottobre 2020

Il lockdown è stata un’esperienza traumatica per tutti, in tutto il mondo. In alcuni paesi è ancora una realtà o tornerà a esserlo e questa è una notizia che preoccupa da moltissimi punti di vista. Durante il primo lockdown, tuttavia, sono state fatte numerose ricerche, a livello europeo e mondiale, che possono aiutarci a trarre qualche insegnamento positivo per il futuro anche da questa situazione drammatica.

Il lockdown ha ridotto l’inquinamento atmosferico

Quello che nessuno si aspettava era che i blocchi istituiti in Europa riducessero in modo misurabile l’inquinamento atmosferico in tutto il continente, incidendo in modo particolare sui livelli di biossido di azoto e di particolato. In base ai calcoli effettuati comparando i dati degli anni precedenti, questa riduzione degli agenti contaminanti ha causato una riduzione delle morti per patologie legate all’inquinamento pari al 40%. Si stima, in sostanza, che 11.000 persone in meno siano morte proprio in virtù dell’aria più pulita che si è respirata nell’intero continente.

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Come l’inquinamento danneggia la nostra salute

Si calcola che ognuno di noi perda in media due anni di vita solo a causa delle polveri sottili e degli agenti contaminanti immessi nell’atmosfera dai trasporti, dall’industria e in pratica da quasi tutte le attività umane. Per questo l’assenza di traffico, combinata a un forte calo della domanda di energia elettrica, che ha portato alla disattivazione di molte centrali a carbone, ha avuto un impatto più che positivo sulla salute collettiva della popolazione europea.

Abbiamo davvero imparato qualcosa?

Non è il caso, naturalmente, di mettersi a festeggiare. Il Covid non ha aspetti positivi: a fronte di 11.000 presunti decessi risparmiati in tutta Europa, il virus ne ha causati oltre 35.000 solo in Italia. Tuttavia un insegnamento di fondo lo possiamo trarre: la nostra società potrebbe, volendo, riorganizzarsi in direzione della sostenibilità e ridimensionare in modo consistente la propria dipendenza dai combustibili fossili. Anche dal punto di vista dell’economia potrebbero esserci dei risvolti positivi. Il lockdown, infatti, ha paralizzato molte attività produttive, ma si calcola che l’aria più pulita abbia evitato la perdita di oltre un milione di giorni lavorativi persi a causa di malattie dell’apparato respiratorio (soprattutto asma). Questo non vuol dire, ovviamente, che ci sia da stare allegri: le misure di lockdown erano temporanee e i livelli di inquinamento stanno rapidamente tornando alla “normalità”. In molti sperano tuttavia che la rapida diffusione dello smart working e la riduzione di alcuni consumi possano ancora spingere la società a esplorare opzioni di sviluppo sostenibile.