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COP26, le proposte della Conferenza sui cambiamenti climatici

La Cop26 – la conferenza sul clima che si è appena conclusa a Glasgow – è stato uno degli eventi più importanti degli ultimi anni, con implicazioni che potrebbero essere decisive nella lotta al cambiamento climatico. È stata l’occasione per fare il punto sui progressi fatti dagli accordi di Parigi a ora, ma soprattutto per sottolineare come la rapidità dell’azione sia critica in questa fase.

Uno degli obiettivi principali che erano stati stabiliti a Parigi, infatti, riguarda il contenimento del riscaldamento globale entro 1.5 gradi, che, allo stato attuale delle cose, sembra impossibile da raggiungere.

 

Di cosa abbiamo bisogno per raggiungere l’obiettivo di 1.5 gradi?

Perché il riscaldamento dell’intero pianeta si arresti prima di superare la temuta soglia degli 1.5 gradi occorrerà uno sforzo collettivo, trasversale e complesso, che coinvolga ogni singola industria, ogni settore produttivo e tutti gli ambiti della politica. Un elemento chiave è la riduzione delle emissioni di quasi la metà rispetto ai livelli del 2010. Al momento, però, le previsioni ci dicono altro: sembra infatti che il riscaldamento sia destinato a crescere in ragione di ben due gradi centigradi, con un inevitabile inasprimento dei fenomeni meteorologici estremi ai quali abbiamo assistito negli ultimi anni.

 

Le proposte della COP26

Alla conferenza di Glasgow hanno partecipato oltre 100 Paesi, rappresentati dai loro leader. Fra le risoluzioni più importanti che gli intervenuti hanno concordato c’è lo stop alla deforestazione entro il 2030 – il che vorrebbe dire tutelare circa l’85% delle foreste di tutto il mondo, comprese quelle di grandi potenze come gli USA e la Cina. Fra i Paesi che sono intervenuti e che hanno accettato questa risoluzione ci sono anche quelli che ospitano alcune delle foreste più grandi del mondo, nonché le più minacciate dalla deforestazione per fare spazio a coltivazioni intensive (come quelle di soja, cacao e palme da olio), allevamenti e altre attività, primo fra tuti il Brasile.

Per l’agricoltura, invece, si dovranno individuare e incoraggiare pratiche sostenibili, che riducano l’impatto dell’intera industria sull’ambiente. Per i programmi di arresto della deforestazione, i firmatari hanno promesso di investire 12 miliardi di dollari, ai quali si aggiungeranno altri fondi di origine privata. Una parte saranno investiti per aiutare le popolazioni indigene dei Paesi interessati.

 

Lo scetticismo degli attivisti

“Bla bla bla” l’ha definito Greta Thunberg. Con queste parole, la giovane attivista fondatrice di Fridays for Future ha liquidato le risoluzioni dei leader intervenuti alla COP26, sostenendo che il loro impegno sia performativo e poco concreto.

Secondo i movimenti di attivisti per il clima, come FFF ed Extinction Rebellion, l’evento ha avuto la pecca di non aprirsi alle istanze di chi si occupa attivamente e scientificamente di cambiamento climatico e di non ascoltare le rivendicazioni degli stessi attivisti, specialmente delle generazioni che pagheranno le conseguenze più gravi del cambiamento climatico nei prossimi decenni. Le risoluzioni, criticano gli ambientalisti, mancano spesso di una deadline precisa e lasciano ampio spazio a chi intende continuare a perseguire il profitto rispetto al bene del pianeta.

 

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Pubblicato il 11-11-2021

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