Sharing is caring: come il car-sharing sta cambiando la mobilità

Scritto il 28 Settembre 2020

Il car-sharing ha il potenziale per essere un argomento “caldo” in Italia – e non solo. In molti paesi, per esempio, l’ingresso sul mercato di app come Uber ha generato vere e proprie rivolte fra i tassisti, che lamentano i costi di accesso più bassi e la conseguente concorrenza della mobilità condivisa. Appare ormai chiaro, tuttavia, che questa sia una rivoluzione destinata a continuare, dal momento che le startup del settore dei trasporti sono sempre di più e offrono formule sempre più flessibili e dinamiche, che il pubblico dimostra di gradire. Qual è l’impatto ambientale della diffusione massiccia del car-sharing? Nonostante si tratti di un settore ancora relativamente “giovane”, esistono già diversi studi al riguardo.

Car-sharing e mobilità condivisa: occhio alle differenze

Prima di tutto bisogna fare chiarezza sul tipo di modelli di business ai quali normalmente ci riferiamo quando parliamo di car-sharing e mobilità condivisa. Da un lato, infatti, ci sono app come Uber e Lyft, tramite le quali alcuni privati mettono a disposizione le proprie vetture per trasportare passeggeri. Dall’altro ci sono i modelli come Car2Go, WeShare e DriveNow, che mettono a disposizione una flotta di auto, spesso elettriche, alle quali gli utenti possono accedere tramite app, guidandole per il percorso necessario e poi lasciandole all’utente successivo. Infine esiste una nicchia molto più piccola e ancora non affermata che si può definire “taxi sharing” o “ride sharing”, che fa capo a esperienze come quella di CleverShuttle, e che purtroppo ha subito un durissimo colpo a causa della recente crisi.

Ridurre le emissioni e il numero delle auto su strada

Diversi studi hanno dimostrato come questi modelli di mobilità, pur consistendo spesso nell’immissione di nuove flotte di auto sulle strade dei centri urbani, abbiano avuto l’effetto di ridurre il numero totale dei veicoli in circolazione. La possibilità di utilizzare il mezzo solo quando se ne ha la necessità, condividendolo con altri, ha infatti spinto diversi utenti a non acquistare (o ri-acquistare) un’auto per spostarsi, privilegiando altri mezzi di trasporto quando la macchina non è assolutamente indispensabile. Inoltre il fatto che molti di questi servizi privilegino auto elettriche ha contribuito ulteriormente alla diminuzione delle emissioni.

Chi si sposta da solo inquina di più

Uno dei maggiori problemi nel settore dei trasporti oggi è l’alta percentuale di persone che si muovono da sole, intasando le strade con auto che, per la maggior parte del tempo, restano parcheggiate. Il motivo per cui le app di car sharing sono un modello preferibile al classico affitto di un veicolo è che si tratta di un sistema flessibile. Gli utenti non devono prendere e riportare indietro l’auto affittata (raddoppiando così il tragitto percorso e aggiungendo quello da coprire per recarsi nella sede dell’azienda che fornisce il servizio). Il fatto che la flotta sia distribuita su tutto il territorio urbano e utilizzabile con una tariffa a tempo permette di ridurre al minimo le distanze e anche il tempo di guida, con evidenti benefici per il traffico, oltre che con un risparmio notevole per gli utilizzatori. Una ricerca statunitense concentrata esclusivamente sull’azienda Car2Go ha dimostrato che per ogni veicolo gestito tramite l’app, vengono rimossi dalle strade, in media, da 7 a 11 veicoli privati.

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Il futuro della mobilità? Un mix di trasporti pubblici e modelli condivisi

Il car-sharing non è, di per sé, la soluzione perfetta per la mobilità urbana. È essenziale mantenere una solida rete di trasporti pubblici e integrare i trasporti alternativi (come l’uso di biciclette private e servizi di bike-sharing, oltre ai sempre più popolari monopattini). Le app di car-sharing sono tuttavia un ingrediente importante per raggiungere quel mix di opzioni di trasporto che permette la gestione ottimale degli spazi urbani nelle smart city del futuro.