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Qualità della vita nel 2020: Bologna prima fra i comuni italiani

Dove si vive meglio in Italia? Si è parlato molto, in quest’ultimo periodo, della nuova classifica che vede Bologna prima fra i comuni italiani per qualità della vita nel 2020. Certo, pare strano parlare di qualità della vita proprio a ridosso dell’anno che ci ha visti rinunciare a così tanti piaceri quotidiani, dalle passeggiate all’aria aperta alle cene con gli amici, eppure esistono indicatori oggettivi che possono ancora evidenziare le differenze di vivibilità fra le diverse città e i diversi comuni del nostro paese. La classifica è stata fatta a seguito di un’indagine del Sole24Ore su numerosissimi indicatori e ci restituisce un quadro sorprendentemente chiaro dell’Italia dei lockdown, delle quarantene e dei DPCM.

Come si misura la qualità della vita durante una pandemia?

Prima di tutto, inserendo nuovi indicatori nella valutazione complessiva. Primo fra questi, ovviamente, l’impatto del contagio nelle diverse città, tanto in termini di casi di Covid quanto in termini di ricoveri, impatto sulle terapie intensive e decessi. Proprio da questi dati, infatti, sono dipese le misure locali che hanno visto alcuni comuni svolgere, per lunghi periodi, una vita relativamente normale, laddove altri hanno dovuto sottostare a misure molto più restrittive delle libertà personali, con conseguenti effetti sull’economia e l’occupazione a livello locale. Una volta posto questo criterio in cima alla lista delle valutazioni, occorre poi prendere in esame tutti gli altri, quelli per così dire “normali”, che fanno parte da sempre di questo tipo di analisi, come la percentuale di disoccupazione, l’età media della popolazione, l’offerta locale in termini di sanità e istruzione, i consumi, gli stupendi medi, la disponibilità e funzionalità dei servizi e dei trasporti, l’offerta culturale, la sicurezza e la qualità dell’ambiente (aria, acqua, spazi verdi, risorse naturali e così via). Diventa espositore per il settore turismo

L’Emilia-Romagna è un esempio da seguire

Fra le regioni italiane, l’Emilia-Romagna è senza dubbio la più virtuosa, con cinque province classificate fra le prime venti a livello nazionale (Bologna è in testa). Non sorprende invece che la Lombardia abbia perso terreno, dopo essere stata colpita più duramente di qualsiasi altra regione dalla pandemia di Covid-19. Il conseguente crollo dell’economia ha fatto perdere a Milano la solida posizione di testa acquisita nei due anni precedenti proprio grazie alla crescita dell’occupazione e dei consumi. A perdere terreno – altro dato che non sorprende – sono state anche le città e le regioni la cui economia si fonda prevalentemente sul turismo. L’impossibilità di viaggiare per buona parte dell’anno, sia a livello nazionale che internazionale, ha inferto un duro colpo all’economia di città come Venezia e Rimini, ma anche alle storiche città d’arte come Firenze, Roma e Napoli e a intere regioni come la Sardegna, la Sicilia e la Puglia.

Il Sud ancora penalizzato nella digitalizzazione

Anche la transizione digitale è fra gli indicatori ormai considerati fondamentali nella valutazione della qualità della vita, soprattutto in tempi di smart working, di e-commerce e di relazioni prevalentemente digitali fra istituzioni e cittadini. Nel progresso verso la digitalizzazione alcuni comuni, come Firenze e Viterbo, hanno ottenuto risultati eccellenti, mentre altri, soprattutto fra le province del sud e delle isole, sono stati pen alizzati.

Pubblicato il 04-01-2021

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